PARASS
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Quand’ero giovane, negli anni Novanta, i miei più o meno coetanei si riunivano in una zona chiamata “la piazza”: denominazione assolutamente sbagliata, trattandosi di un viale, ma la gente sembrava non accorgersene o non cercare spiegazioni.
La zona era molto affollata e quel brulichio di gente superficiale, mediamente rissosa, consumatrice di sostanze stupefacenti che oggi fanno sorridere, generava neologismi, crasi, troncature: PARASS, era una di queste.